• Andrea Zarattini

2016 secchiona, 2017 intrigante, 2018 easy


La 2016 è una vendemmia miracolosa. La Langa sta ancora godendo dell’onda lunga dell’annata appena uscita di scena mentre a Montalcino sono nel pieno del walzer.

Sembra che i vini del 2016 abbiano proprietà terapeutiche, facciano ricrescere i capelli ai calvi, curino i reumatismi e donino potenza sessuale. I 2016 sono belli e lo saranno ma cominciano ad essere noiosi!

Oggi mettendo nel bicchiere 2016 – 2017 e 2018 la penso così.

La 2016 è prevedibile, perfetta ed esteticamente impeccabile. Bilanciata, armonica, proporzionata, bla, bla, bla…. Ti guarda col colletto inamidato, la riga tra i capelli ben disegnata e il sorriso compiaciuto. Resterà così anche in futuro. Aggiungo che i vini nel 2016 li hanno fatti buoni tutti, dal garagista dell’Etna alla cantina cooperativa dell’Alto Adige.

La vendemmia 2017 sarà più lenta a svelarsi, comincerà ad esprimersi dalla tarda primavera. Evidenzia notevoli differenze tra le zone e tra i vigneti, anche restando nelle etichette della medesima cantina. L’errore più grossolano resta comunque equiparare la 2017 alla 2003. La vendemmia 2017 mi piace, ha dato vini sfaccettati, leggibili solo cambiano la prospettiva, aguzzando la vista e l’olfatto…aspettando. Non ha la bellezza canonica dei lineamenti della 2016 ma ha la capacità di attrarre attraverso uno sguardo enigmatico e vissuto. Il vino del 2017 ha qualche cicatrice sulla pelle ma è intrigante, ha molto fascino. I canoni di lettura sono più articolati e i vini sono profondi, ampi e ricchi.

La 2018 è leggera: è un far festa sottovoce. Profumi primaverili ed aria fresca. Per goderla sarà necessario sfilare la camicia dei pantaloni, sbottonare i polsini e abbassare la temperatura del vino di qualche grado. Molto diversa dalla precisione della 2016 e dalla personalità della 2017.

2017? Si grazie!


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