Non chiamatemi sommelier, non chiamatemi influencer, enologo, wine blogger

Non chiamatemi sommelier perché non lo sono. Il sommelier è il professionista che potete trovare ogni sabato e domenica sera al ristorante, che si occupa di proporvi e servivi il vino, ma anche di comprarlo, fare l’inventario della cantina, tenerla pulita, ricevere agli agenti di commercio nei giorni di chiusura, decidere i ricarichi delle bottiglie, rispondere alla proprietà delle etichette invendute … e altre mille operazioni che neanche immaginate. Anche io ho il mio bel pezzo di carta di cui sono onestamente fiero e orgoglioso ma non posso definirmi un sommelier.

Non sono un influencer, perché non campo di foto cool, scattate brandendo una bottiglia di una cantina che mi paga per farlo. Adoro la categoria perché mi diverte, forse un po' la invidio (i maledetti sono tutti bellissimi), ma vorrei capire concretamente quanto “influenzano” le vendite.

Non sono un enologo, perché no ho una laurea in enologia e viticolture. Io ne ho una utilissima e versatile in legge, mi aiuta parecchio ma di certo non a far diventare il vino migliore. Mi sono documentato tanto, ho rotto le scatole mille volte al mio amico Giorgio Gozzelino, ho comprato e in alcuni casi “preso in prestito a lunga scadenza” qualche manuale, ma non sono un enologo. Se avessi voluto lavorare in questo settore avrei preferito la figura dell’agronomo, perché il vino si fa in vigna.

Non sono un wine blogger, perché non ho un blog, forse lo avrò, ma solo se mi dovesse servire veramente. Oggi non ne ho l’esigenza.

Negli ultimi tre anni (professionalmente parlando) ho fatto principalmente due cose: ho viaggiato per il vino e sono stato in cantina, perché come dice il mio amico Tommaso Cortonesi “le soddisfazioni stanno dentro la cantina”. Lavorare in cantina vuol dire respirare gasolio e polvere dietro al cingolo in vendemmia, andare a fare una degustazione il sabato o la domenica mattina per quattro “adorabilissimi” svizzeri, fare un bancale, spostarsi in aereo, frequentare hotel molto belli (ma anche mediocri) , mettere in ordine le giacenze, fare un certificato di origine, aspettare il prelievo di Valoritalia, andare a prendere le fascette in Consorzio, incontrare un importatore, usare un muletto e mettere le bottiglie sul nastro dell’etichettatrice. Tre anni di cantina sono sufficienti? No e non lo saranno neanche trenta, perché ogni vendemmia è differente e ogni anno il vino va venduto; tutto! Non sono un martire, ho solo deciso che non mi basta leccare il dito sporco di panna: voglio tutta la torta! E allora? Nel 2020 farò ancora tutto questo, andrò in radio, rappresenterò due grandi denominazioni ma soprattutto racconterò nuovi vini. Finalmente parlerò all’estero di Barbaresco, di Roero, di Sagrantino di Montefalco, di Trebbiano Spoletino di vini bianchi nazionali, di bollicine italiane e naturalmente di Barolo e Brunello di Montalcino. Scriverò di più, perché credo si possa parlare meglio di vino solo se si è vissuta la cantina in prima linea e non guardandola dal buco della serratura. Siete appassionati di vino? E allora vivete la vostra passione! Drogatevi di lei, rovinatevi le mani, perdete la voce e perdete ore di sonno. Riempitevi le narici del profumo del mosto ma anche dei prodotti usati per lavare la cantina. Fermatevi in un pomeriggio di ottobre, a lavare le ceste della vendemmia all’imbrunire, con i vestiti bagnati. Date concretezza alle idee!



Go BACK.png

WineZone Srl - P.iva 01593340050
Iscrizione al Registro Imprese di Asti n. 01593340050

R.E.A. AT-127805

Parlare Con Chi Fa Il Vino Mi Piace | Andrea Zarattini Wineview