• Andrea Zarattini

ECCO I NOSTRI MIGLIORI 10 VINI DEL 2016

Ecco i dieci Vini che ci hanno colpito maggiormente tra quelli incontrati nel 2016. Come sempre non è una classifica e non sono necessariamente i più “buoni”, ma certamente sono quelli che ci hanno raccontato di più. La parola che sicuramente descrive il nostro 2016 è SOPRESA. Quest’anno è stato caratterizzato da grandi Vini arrivati a noi quasi casualmente, quindi approcciati in maniera leggera, senza preconcetti. Confessiamo che talvolta la sorpresa è corrisposta ad una bella lezione di umiltà.


Lungarotti Torgiano Rubesco Vigna Monticchio Riserva 1977 Senza se e senza ma! Nell’anno abbiamo messo alla prova la cantina con diverse annate, bevute nei posti più disparati, dalla cantina dell’hotel cinque stelle lusso in Svizzera a quella della locanda familiare di provincia: sempre e comunque Vini impeccabili. Autentico, signorile, icona di se stesso. Proposito per il 2017: visitare la cantina.


Gresser Grand Cru Riesling Moenchberg 1985 1985, un Riesling completamente differente, anche nel panorama Alsaziano. Esistono Riesling “mediterranei”, intensi, minerali, fruttati e avvolgenti e poi esistono i Riesling “continentali”. Ci piaccia o no i palati italiani tendono a preferire statisticamente i primi e ad essere onesti mi sembra lo stile predominante tra i produttori. Gresser è l’essenza del riesling continentale: dritto, roccioso, granitico, fumoso e freddo. L’Alsazia che ci dà soddisfazione.


Bertani Amarone 1967 Ho approcciato l’invito ad una verticale che avrebbe coperto 50 anni con una buona dose di sufficienza: il solito Amarone caldo, dolce e pompato. Errore! Da Bertani ho scoperto l’arte di mettere a riposo le uve piuttosto che appassirle, certo i tempi si dilatano, i costi di produzione aumentano, ma le concentrazioni non turbano gli equilibri tra acqua, zuccheri, polifenoli e aromi. Possibile che un Amarone di 50 anni resti impresso per freschezza, equilibrio e facilità di beva? SI.


Talenti Rosso di Montalcino 2001 Metti una domenica di novembre a pranzo da un produttore di Montalcino. Metti che si apra Gaja, Mascarello, Brunelli di Montalcino della leva di tuo nonno, un paio di Borgogna importanti, alcune riserve di Barolo, roba americana da prezzi proibitivi… e poi arriva il Rosso 2001 di Riccardo Talenti di cui ti innamori, quello che berresti ancora e ancora. Talenti è sempre una garanzia: Vini composti, longevi, giusti e che soddisfano la voglia di Brunello.


Elvio Cogno Barbera d’Alba Pre-Philloxera 2014 Anche nell’incontro con questo Vino la chiave sta nella sorpresa: siamo andati da Walter Fissore per il Barolo e siamo usciti con una cassa di Barbera d’Alba. Un Vino di profondità, lungo e intenso, mai banale, tutto giocato su note succose: mora, ciliegia, prugna e spezie a creare complessità. A rendere speciale il Vino però è la coralità dell’insieme: amalgamato e compatto. Un Vino compiuto che regala grandissimo piacere.


Castello di Verduno Barbaresco Riserva Rabajà 2011 Riesce a fare quello che solo i super Vini sanno fare: essere facili e complessi contemporaneamente. Lo assaggi e tutto è geometricamente a posto, tanto da sembrare semplice, poi provi a descriverlo e ti perdi tra giardini fioriti, essenze, caffè e agrumi. Berlo è un piacere, polpa e snellezza sono distribuite benissimo in bocca. E' un Vino vivo, certamente appartiene a quella categoria di Vini “goduriosi” oggi e che ti sorprenderà tra vent'anni... armonici si nasce, talvolta ci si diventa.


Pietroso IGT Villa Montosoli Senza annata… così, una vale l’altra, tanto quelle provate da noi erano tutte favolose. Prendete un posto fantastico come l’area di Montosoli (Montalcino), prendete gente capace di fare il vino come Cecilia e Gianni, prendete dell’ottimo Sangiovese e metteteci Canaiolo, Colorino e Ciliegiolo (quindi in parte la ricetta Chiantigiana) e avete fatto l’IGT Villa Montosoli. Un Vino ideato, voluto, inseguito e concretizzato dalla tenacia di una famiglia.


Marchesi di Gresy Barbaresco Camp Gros Martinenga 2006 A me capita più o meno una volta all’anno di aprire una bottiglia e pensare di aver fatto la cosa giusta nell’istante giusto. Abbiamo incontrato questo Camp Gros Martinenga 2006 nel suo momento di massima crescita, all’apice della sua espressività. Sinfonia di equilibri, tutto al posto giusto, misure perfette (60-90-60)… da perdere la testa.


Rizzi

Barbaresco Nervo 2013 Per essere un grande Vino non occorro muscoli e ostentazione, servono linee, essenzialità ed eleganza. Nervo 2013 è così: senza sovrastrutture, senza ridondanze inutili, dritto e pulito ad esaltare le sue qualità di Barbaresco (violette, cardamomo, roselline e mineralità millimetriche). Che i vini di Jole ed Enrico Dellapiana siano un target di riferimento per profumi e stile è noto da tempo, eppure questo Vino ci ha stupito ancora. La carta dei Vini della Cantina prevede anche etichette più strutturate, eppure se si punta sullo stile puro, pensiamo che l’essenzialità funga da moltiplicatore. Rizzi Barbaresco Nervo 2013:la sintesi del Nebbiolo.


Denis Montanar Uis Blancis 2012 Tocai Friulano, Sauvignon, Pinot Bianco e Verduzzo Friulano. Triple "A". Bravo il produttore: idee chiare realizzate al 100%. Naso luminoso: mandarino, pasta sfoglia dolce, gelatina al limone, the...e tantissima altra roba. Un bella carezza di tannini e caramella d’orzo.

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