• Andrea Zarattini

Bricco del Drago: a caccia di terroir

TERROIR = CLIMA + TERRENO + TRADIZIONE e …VITIGNO Questa grosso modo è la definizione che nel 90% dei casi vi permette di fare bella figura se vi venisse posta la domanda: “cos’è il terroir ?”.

Se poi voleste prendere un altro 5% di consenso, ampliate il discorso sui fattori umani, sociali ed economici che hanno determinato l’empirico sviluppo di un vino, grazie al quale oggi, in un determinato luogo venga interpretato un vitigno in un certo modo. L’evoluzione di un vino ha sempre avuto come finalità la produzione un prodotto qualitativamente superiore per il quale il mercato desiderasse spendere di più.

Se volete ottenere l’ammirazione dell’interlocutore buttatevi sull’analisi del contesto nel quale un vino nasce: condizioni delle cantine (il bret può essere considerato parte di un terroir per alcune tipologie di vini?), cultura gastronomica, storia…

N.B. tutte cose vere, basta studiare approfonditamente la storia una denominazione per scoprirlo. Gli esempi non mancano. E il vitigno? In secondo piano. Direi che nel 99% dei casi è coinvolto solo nella seconda frase della definizione e non sempre (googolare per credere). Io l’ho capito grazie a Bricco del Drago. Confesso che ho chiesto di organizzare questa verticale perchè, essendo da poco entrato nell’organico dell’azienda, desideravo coglierne il potenziale reale.

Ho capito che si può parlare di terroir quando clima/terreno/tradizione imprimano sul vitigno un profilo organolettico tale da non ricondurlo al vitigno stesso.

Quel vino è straordinariamente “così” perché solo “lì” potrebbe venire “così” se continuato a vinificare “così” da quel produttore “lì” con il SUO bagaglio culturale. Terroir però non è solo singolarità tout court ma è anche straordinarietà organolettica e irripetibilità. Non basta cioè, avere caratteristiche uniche che differenzino dal profilo organolettico tipico del vitigno, occorre che siano qualitativamente notevoli.

Bricco del Drago nasce in un posto singolare, per condizioni climatiche e geologiche. Ha alle spalle una storia di uomini radicali, per i quali i compromessi tra qualità e mercato furono letteralmente immorali. Raccontarvi questa etichetta soffermandomi sul vitigno non servirebbe, sarebbe addirittura fuorviante, creerei aspettative o errate illusioni. Anche la tipologia e la durata dell’affinamento è marginale, è impossibile classificare questo vino nelle denominazioni a cui potrebbe appartenere. Qui si impone il posto, anzi… IL TERROIR.

Di seguito le note di degustazione della piccola verticale che mi ha acceso la lampadina. Bricco del Drago 2016: un jolly. Soddisfa chiunque, dalla casalinga di Voghera al super critico. Ciliegie, fiore di melograno, rosa canina, alloro e rosmarino. La bocca è succosa, golosa, amichevole. E’ preciso, dritto, affilato e profumato. Chiude con una stuzzicante nota di pepe. Invecchierà meravigliosamente, evolverà ma manterrà una dinamica briosa. Bricco del Drago 2017: foglia di ulivo, ribes, prugna e una nota ematica. In bocca lavanda, liquirizia e more. C’è volume, è ricco, ha forza e spinge. Non mancano le proporzioni però, infatti la chiusura è lunga e aggraziata e fresca sulle note di caramella morbida di liquirizia. Bricco del Drago 2009: Profuma di mentolo, rose essiccate, kirsch, zuppetta di fragole e glicine. La bocca è fitta e scura: chiodi di garofano, china, confettura di ciliegie, tannino cremoso dalla dimensione fine. Ha la briosità di un vino di un paio di anni. Bricco del Drago 1995: Pino, resina, rosa bulgara, viola, cardamomo. La bocca è fresca, invitante, liscia, armonica e chiude con complesse note di caffè e scorza d’arancia. Come spesso capita con vini invecchiati è l’armonia a fare la differenza. Non ci sono stanchezze: freschezza, frutto, spezie e terziari sono amalgamati e bilanciati. Chiusura floreale e balsamica.

Penso che ci siano molti altri vini capaci di esprimere la mia idea di terroir. Non ritengo però, che si possa esprimere questo concetto riferendosi all’ intera area di una denominazione dalla quale emerga un vino con caratteristiche comuni. Occorre quindi che, clima, terremo e tradizioni conferiscano un’unicità (e sott’intesa qualità).

A caccia di Vini di terroir allora…



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