• Andrea Zarattini

Malvirà e il suo Roero


Se pare incoraggiante rilevare che è in aumentato il numero dei produttori nell’area del Roero, è altresì desolante vedere che la maggior parte delle cantine scelgano di puntare sulla denominazione Langhe Nebbiolo piuttosto che sulla DOCG Roero.

Esistono tuttavia alcuni alfieri imperituri del Roero che nel tempo hanno saputo costruire reputazione, mercato e affidabilità sulla denominazione, una di queste cantine è sicuramente Malvirà. La famiglia Damonte non si è mai posta dei limiti, ha creduto, speso e investito nel territorio. Sono stati tra i primi a differenziare le etichette riportando il nome dei vigneti (sia di Arneis che di Roero) e hanno realizzato ambiziosi progetti di hotellerie e ristorazione come la splendida Villa Tiboldi.

Nel 2021, Covid permettendo, sarò in giro per l’Europa a spiegare il Nebbiolo in tutte le sue declinazioni, sto quindi selezionando alcune etichette che rappresentino e spieghino i territori di provenienza dei vini. Per questa ragione sono passato dalla famiglia Damonte, che a giudicare dagli assaggi fatti, farà parte della quadra.

Veniamo ai vini.

Roero Riserva Monbeltramo 2009. Se nutrite ancora perplessità sull'annata 2009 passate per il Roero, in questo caso specifico il cru ha espresso straordinariemente tutte le sue peculiarità: a undici (quasi dodici) anni dalla vendemmia non manifesta alcun cedimento, anzi. Naso preciso, dritto e profondo: spezie e frutta scura. La bocca è avvolgente e soffice ma conserva slancio, freschezza e molta mineralità. Questo Roero Monbeltramo ha un sapore intenso e nitido nelle sue sfaccettature: tamarindo, succo di mirtilli e ciliegie. Vino molto espressivo e armonico. Potenziale evolutivo ancora enorme.

Roero Riserva Renesio 2010. Solitamente è il cru che statisticamente preferisco. Per annata e provenienza supponevo di vedere confermate le aspettative. In valore assoluto, a fronte di una degustazione tecnica i vini avrebbero una valutazione simile, ma le schede tecniche non esprimono il carattere di un vino. Quindi? Nettamente più maschio e cupo, ha trama consistente e tenace. Esprime liquirizia, viole, frutta matura e note blues. Ha le spalle larghe, il passo è forte ma il tocco è delicato…magie del Roero!

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